Passera presenta il Piano nazionale sugli aeroporti, stop ai nuovi scali

Altolà ai nuovi aeroporti e potenziamento dei 31 scali di “interesse nazionale”, a cominciare dai grandi hub come Malpensa, Fiumicino e Venezia che hanno bisogno di infrastrutture e servizi, mentre sugli altri 15 scali italiani dove oggi atterrano voli di linea saranno le Regioni a decidere: metterli in rete, specializzarli o chiuderli, cosa possibile per diversi mini-terminal, perché chi non produce conti economici in equilibrio non potrà più sperare in qualche generoso aiuto pubblico che puntelli i bilanci in rosso già oggi molto frequenti. La parola d’ordine, quindi, è ristrutturarsi o altrimenti chiudere i battenti. Questo lo spirito del Piano nazionale sugli aeroporti presentato ieri dal ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, e dal vice ministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, che disegna la nuova mappa e  fissa i paletti dello sviluppo aeroportuale italiano dove oggi transitano 149 milioni di passeggeri. Passera ora dovrà incassare l’ok formale delle Regioni, che hanno già condiviso il lavoro, ed i pareri di rito previsti nel Dpr che lo conterrà. Passaggi, questi, che saranno ultimati dal prossimo Governo. Oggi in Italia si contano 112 scali funzionanti, di cui 90 aperti al solo traffico civile, 11 militari aperti a voli civili e 11 solo ad uso militare. In tutto sono 46 gli scali dove atterrano voli di linea: ai 43 civili se ne aggiungono i 3 militari di Grosseto, Pisa e Trapani Birgi. Il Piano punta prima di tutto a ridurre il loro numero ed a riorganizzarli: i 31 scali di “interesse nazionale” costituiranno l’ossatura strategica su cui fondare lo sviluppo nei prossimi anni. È qui che si concentreranno gli “interventi infrastrutturali prioritari”, in pratica gli investimenti pubblici e privati che andranno dal potenziamento dei terminal al miglioramento dei collegamenti. Nell’elenco dei 31 “magnifici” ci sono innanzitutto i 10 maxi-scali di “rilevanza strategica” Ue (Bergamo, Bologna, Genova, Milano Linate, Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino e Venezia) e poi i 13 dove ogni anno transitano oltre 1 milione di passeggeri (Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Olbia, Pisa, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Verona). Completano la lista quattro scali con traffico sopra i 500mila passeggeri (Ancona, Pescara, Reggio Calabria, Trieste) e due “indispensabili” per la “continuità territoriale”: Lampedusa e Pantelleria. Infine i due ‘ripescati’: Rimini perché in grande crescita e Salerno perché destinato a delocalizzare il traffico del terminal di Napoli. Da qui anche la decisione di rinunciare a Grazzanise. Sono quindici, invece, i grandi assenti: si va dagli scali di Bolzano e Crotone, passando per Brescia, Perugia e Forlì fino a quello siciliano di Comiso, costato già decine di milioni e mai aperto. Esclusioni, queste, che già ieri hanno provocato molte reazioni a livello locale. Il Piano lancia, infine, un messaggio preciso a Regioni e Comuni che in tanti anni di deregulation non hanno resistito alla tentazione di battezzare nuovi terminal, spesso di formato bonsai: l’obiettivo per tutti dovrà essere quello di procedere alla “progressiva dismissione di quote societarie da parte degli enti pubblici e favorire l’ingresso di capitali privati”. E gli interessati non mancano: il Gruppo Corporacion America, gestore di 51 aeroporti nel mondo, ha già fatto sapere ieri che sta guardando con particolare interesse a Bologna, Genova, Salerno e Ancona, con cui è già in fase avanzata di trattative, oltre che ad alcuni scali siciliani.