Accorciare le distanze tra Italia e Turchia facilitando le procedure di ingresso nel Belpaese, nonché accrescere la presenza degli investitori italiani anche nel settore turistico. E’ quanto chiedono a gran voce, secondo quanto riferisce l’Ansa, gli operatori turchi che in questi giorni a Istanbul hanno incontrato una missione di imprenditori italiani organizzata da Isiamed, Istituto Italiano per l’Asia ed il Mediterraneo, in collaborazione con l’Ufficio Cultura e Informazione dell’ambasciata di Turchia a Roma. ”Nel 2012 i turisti turchi che hanno visitato il loro Paese o hanno scelto di andare all’estero ha raggiunto quota 12 milioni. Nel 2023, data in cui festeggeremo il centenario della nascita della nostra Repubblica, questo numero salirà a quota 35 milioni – spiega Basaran Ulusoy, presidente della Tursab, l’Associazione delle agenzie di viaggi turche – Un flusso che l’Italia può e deve intercettare. Il turista turco sta scoprendo il mondo e spende bene”, rimarca. Finora i numeri parlano di 196 mila visitatori turchi nella Penisola nel 2012. ”Farli crescere è possibile – avverte Ulusoy – ma l’ostacolo maggiore resta il rilascio dei visti”. Serve un cambio di passo, dice, affinché la procedura di rilascio venga semplificata ed i visti vengano eliminati. ”L’Italia deve rimuovere questo muro che ci tiene distanti”. A dovere crescere, fa notare la controparte turca, sono anche gli investimenti italiani nel comparto turistico. Se infatti le relazioni economiche tra Italia e Turchia vedono il Belpaese sesto partner commerciale di Ankara, con un interscambio che tra gennaio e dicembre 2012 si è attestato a quota 19,7 miliardi di dollari (dati Ice), ed un numero di aziende presenti sul territorio turco che ha toccato quota 1.000, nell’industria turistica l’assenza degli italiani si fa sentire. Un comparto in cui la Turchia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, diventando nel 2011 il sesto Paese più visitato al mondo con 31,7 milioni di visitatori. L’idea è quella di raggiungere i 35 milioni di turisti stranieri entro il 2023. ”Entro quella data la Turchia punta dunque ad accrescere il numero di strutture alberghiere e di ricezione, aumentando la capacità dei posti letto e portandola dagli attuali 1,2 milioni del 2012 a 1,7 milioni, per un investimento complessivo di 1,8 miliardi di dollari”, spiegano, sempre secondo fonti Ansa, dalla Turkish Tourism Investors Association. ”Le potenzialità sono soprattutto nel turismo geotermale, invernale, culturale (con la valorizzazione di città d’arte ancora poco note), potenziamento di quello religioso, golfistico e della salute”, ricorda il segretario generale dell’associazione Levent Egeli. Malgrado le facilitazioni poste in essere dalle autorità turche per attrarre investimenti diretti esteri in questo campo, al momento gli operatori italiani restano prudenti. ”Sebbene la Turchia sia notevolmente cresciuta ed il mercato turistico sia molto attraente, in questo periodo sono pochi gli imprenditori che possono fare un simile salto”, commenta Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi.
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