La nave Concordia torna a muoversi. Lo hanno rilevato gli apparecchi degli scienziati. Proprio il mare è la grande incognita sui tempi che ruotano intorno a quel ‘grattacielo galleggiante’ adagiato davanti al porto del Giglio dalla sera del 13 gennaio. Tocca al Commissario per l’emergenza Franco Gabrielli dire, dopo 15 giorni, che con quella nave l’isola dovrà convivere a lungo: “Ci vorranno da 8 a 10 mesi per la sua rimozione, più due mesi necessari alla stesura del progetto cui la Costa sta già lavorando”. In tutto, un anno che potrebbe mandare in crisi l’economia degli operatori turistici e dei commercianti del Giglio. Quella sera del naufragio furono i primi soccorrere i crocieristi impauriti, ora sono loro ad aver paura. Guardano sul molo le tante divise dei soccorritori, convivono con giornalisti e cameramen e pensano ad altri scenari. “Sembra di stare a Baghdad”, dicono. Il sindaco Sergio Ortelli è colto di sorpresa dalla tempistica illustrata da Gabrielli: “Forse era meglio avere un progetto in mano”, dice pensando anche all’incontro che domani o dopodomani avrà con i concittadini. Nessuno sembra credere troppo ai turisti del ‘dolore’: già ieri rispetto a sette giorni fa i traghetti ne hanno portati molti meno. Non basta neppure l’assicurazione del Capo della Protezione civile che si dice pronto a far cercare soluzioni diverse per l’accesso all’isola qualora la nave, o i lavori intorno ad essa, blocchino l’ingresso in porto. Pochi, poi, sembrano aver paura dell’inquinamento, ma tutti sanno che quel relitto è pieno di veleni e rischia di essere il secondo cimitero dell’isola se i sub non riusciranno a trovare le 15 persone che ancora mancano all’appello. Non certo una promozione turistica. Il movimento registrato ieri è stato causato dal mare e dal vento e gli esperti del Comitato tecnico-scientifico che lavora con il Commissario dicono che “è fisiologico”. Oggi si avrà il piano della Costa per lo smaltimento dei rifiuti, mentre si assicura che in 28 giornate lavorative sarà svuotato l’84% del gasolio della nave di Costa Crociere. I tempi, però, saranno dettati dal mare e dal vento, gli stessi elementi con i quali dovrà fare i conti chi sarà incaricato di rimuovere la nave o di smantellarla sul posto. E lo sanno bene gli abitanti e gli operatori del Giglio, pronti anche a dar vita ad un Comitato per far sentire la loro voce, che presto non racconterà più come hanno salvato i naufraghi, ma la paura di un tracollo del turismo e quindi della loro economia.
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