L’abolizione dei ponti festivi di primavera costerebbe alla Toscana mezzo miliardo di euro: queste le stime della Fipe-Confcommercio regionale, secondo cui “risulta chiaramente – spiega il presidente regionale della Federazione Pubblici Esercizi Aldo Cursano – che nel 2012 si andrebbero a perdere come minimo sei notti di pernottamenti, oltre alle perdite da parte di bar e ristoranti”. Dal prossimo anno, infatti, come prevede il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri, le festività laiche del primo maggio, 25 aprile e 2 giugno, più le feste religiose dei santi patroni, potrebbero andare a coincidere con le domeniche o cadere di venerdì o lunedì. “Ci chiediamo se la produttività industriale – commenta Stefano Bottai, presidente di Confcommercio Toscana – giustifichi le perdite che l’accorpamento dei ponti provocherebbe, peraltro in un settore ancora vitale e sano come il turismo. I problemi attuali sono reali e gravissimi e gli obiettivi fissati dalla manovra si rendono necessari nell’ottica dell’interesse generale del Paese. Serve però un confronto con il mondo delle imprese e del lavoro che finora è mancato. Pensiamo anche alla liberalizzazione degli orari dei negozi, che va ad invadere le competenze delle Regioni in materia di disciplina del commercio. Pensiamo inoltre all’ipotesi ancora aperta del rialzo delle aliquote Iva. Un’evenienza – ha concluso Bottai – che oltre a colpire un settore attualmente molto debole, quello del piccolo commercio, danneggerebbe i consumatori dai redditi più bassi e non stimolerebbe in nessun modo la ripresa”.
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