Nuovo campanello d’allarme per il settore turistico nazionale. Nel 2011 l’Italia è stato l’unico Paese, tra quelli dell’Ue, a registrare una flessione dei pernottamenti negli alberghi: il calo è stato dell’1,2% rispetto all’anno precedente. A determinare questo risultato negativo, secondo i dati diffusi da Eurostat, è stata la flessione fatta registrare dal flusso dei residenti (-5,1%), solo in parte compensata dall’incremento degli stranieri (+3,9%). Nonostante la diminuzione delle notti passate negli hotel italiani, che si sono attestate su quota 249 milioni, il Belpaese si è comunque piazzato al secondo posto nella classifica Ue dei Paesi con il maggior numero di pernottamenti, guidata dalla Spagna con 288 milioni di notti negli alberghi. Spagna ed Italia occupano anche i primi due posti nella classifica Ue per il flusso dei non residenti. Per l’insieme dei 27 Paesi dell’Unione, il 2011 è stato comunque un altro anno record, rileva Eurostat. I pernottamenti sono stati in tutto 1,6 miliardi, cioè il 3,8% in più rispetto all’anno precedente. Ad incidere su questa dinamica sono state soprattutto le notti passate negli alberghi dagli stranieri (i cosiddetti non residenti) che hanno segnato un incremento del 7,3%. La crescita del turismo ‘nazionale’ è stata invece dell’1,2%. I dati Eurostat sono in controtendenza con quelli resi noti da Federalberghi, la Federazione degli albergatori aderente a Confcommercio che riunisce la gran parte degli alberghi italiani. Secondo l’analisi campionaria svolta periodicamente dalla Federazione su un gruppo di oltre 1.000 imprese ricettive distribuite sull’intero territorio nazionale, il 2011 si chiude con un +2,3% di presenze turistiche, determinate da un modesto +0,3% degli italiani ed un significativo +5,3% degli stranieri. Altri dati, questa volta sul turismo dei giovani, arrivano anche da un’indagine condotta dai Giovani delle Acli in collaborazione con il CTA (Centro turistico Acli), che ha messo in risalto come il budget destinato al turismo a disposizione delle giovani generazioni risulti sempre più limitato: il 40% può contare su circa 200 euro, il 20% può spendere fino a 300 ed il 10% non supera i 500 euro. “Low cost e last minute sono le parole magiche che sembrano aver donato ai giovani opportunità di viaggio prima riservate a pochi – osserva Giuseppe Failla, segretario Nazionale dei Giovani delle Acli – Dietro queste parole, però, si insidia il rischio di un profondo cambiamento culturale che vuole fare del viaggio un semplice girovagare. Aumentano così i giovani viaggiatori del fine settimana che collezionano sorrisi stampati su foto con alle spalle luoghi che rimangono sconosciuti. Una logica da Risiko che al posto dei carri armati e delle bandierine per indicare i luoghi conquistati utilizza le Lonely Planet orgogliosamente disposte in fila nelle librerie di casa. Una deriva, questa – continua Failla – che rischia di sminuire l’importanza formativa ed educativa del viaggio, inteso innanzitutto come incontro, relazione e conoscenza tra culture diverse. Per i giovani tutto questo si può tradurre in una grande opportunità: quella di scegliere una forma di turismo responsabile ed etico che contrasti le logiche speculative di un mercato turistico attento alle logiche del profitto”. Più in generale, una nota del CTA sottolinea che durante le vacanze di fine anno si è registrato un incremento delle visite nelle regioni più belle del nostro Paese.
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