Un nuovo studio commissionato da Sabre Corporation, società di tecnologia al servizio dell’industria dei viaggi, ha rilevato che i viaggiatori italiani sono più propensi a condividere i propri dati personali se in cambio possono avere accesso a offerte e servizi che siano pertinenti con il luogo in cui si trovano o verso cui stanno viaggiando.
La personalizzazione, la realtà virtuale e la sharing economy sono state il focus di un sondaggio a livello locale presentato recentemente a EnVision, l’evento di Sabre dedicato al confronto e all’aggiornamento sulle sfide e le opportunità che la tecnologia offre oggi a chi ha fatto dei viaggi il proprio business. Lo studio ha mostrato come le nuove tecnologie e la personalizzazione stiano guidando la trasformazione della travel industry, così come i cambiamenti dei comportamenti dei viaggiatori e delle abitudini nell’ambito turismo, ma non solo, stiano condizionando sempre di più il mercato italiano.
Tra i risultati più rimarcabili, si è visto che il 62% degli italiani intervistati è più propenso a preferire aziende di viaggio che permettano di selezionare e scegliere autonomamente le opzioni di viaggio aggiuntive per creare un’esperienza di viaggio personalizzata. “Le società che operano nella travel industry dovrebbero focalizzarsi nel suggerire la giusta offerta al momento più adatto e ai viaggiatori giusti, permettendo loro di acquistare rapidamente” ha dichiarato Marco Benincasa, country director di Sabre per l’Italia. “I consumatori italiani vogliono indipendenza, autonomia, ancora di più al Nord Ovest, dove questa percentuale sale al 66%” – ha evidenziato dallo studio.
Le aziende di settore dovrebbero inviare offerte e servizi che siano rilevanti per gli interessi dei viaggiatori e il loro stile di vita secondo il 39% degli intervistati, e oltre un terzo (38%) dei viaggiatori in Italia condividerebbe la propria posizione per ricevere in cambio opzioni di viaggio pertinenti al luogo in cui si trovano o verso cui stanno viaggiando. “Ciò significa che la segmentazione in base alla posizione è un approccio efficace per differenziare le offerte ai viaggiatori, e le compagnie aeree, le agenzie di viaggio e gli albergatori possono trovare una grande opportunità nella geolocalizzazione. Questo assicura anche che l’offerta possa essere personalizzata in modo più diretto, piuttosto che cercare di focalizzarsi su dati più privati e dettagliati dei viaggiatori “, ha continuato Benincasa.
I servizi di geolocalizzazione hanno il potenziale di rivoluzionare il modo in cui gli agenti di viaggio, le compagnie aeree e gli albergatori comunicano con i viaggiatori, così come il modo in cui i viaggiatori fruiscono le informazioni, scoprono nuove cose e gestiscono affari personali e di lavoro mentre viaggiano. Le app di geolocalizzazione come TripCase, la premiata app per la gestione dei viaggi sviluppata da Sabre e utilizzata da milioni di utenti, possono avvisare in tempo reale i viaggiatori su eventuali cambiamenti nel loro piano di viaggio, o informazioni che riguardino il noleggio auto, l’albergo o il volo.
Circa un quarto degli intervistati si è detto interessato a condividere informazioni personali con compagnie aeree e hotel in cambio di offerte personalizzate. I giovani tra i 18 e i 24 anni associano la personalizzazione con offerte e servizi rilevanti per la loro posizione. Il 45% di loro l’ha dichiarato, rispetto alla media del 35%. Sabre sta investendo in maniera significativa nella personalizzazione con la piattaforma del nuovo Sabre Red Workspace, fornendo i consulenti di viaggio con insight e analisi dei dati che rappresentano risorse critiche per aumentare la produttività e l’efficienza nella vendita al dettaglio.
Gli insight e i dati dietro il motore di Sabre aiuteranno a guidare la vera personalizzazione – che a sua volta crea clienti soddisfatti e fedeli. Lo studio ha evidenziato anche come oggi l’industria turistica stia vivendo un forte sviluppo tecnologico. Dalle auto a guida autonoma alla realtà virtuale, dagli smartwatch ai social media e le app di messaggistica, l’impatto che la tecnologia avrà sul travel nel prossimo decennio sarà evidente.
Un impressionante 78% dei viaggiatori italiani pensa che la realtà virtuale sarà sempre più diffusa nella travel industry. Uomini e donne la pensano esattamente allo stesso modo, mentre la Generazione Y (82%) e gli over 55 (80%) sono più ottimisti sulla popolarità della VR rispetto ai più giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni (76%).
Per quanto riguarda i settoriche più di altri possono beneficiare della VR, sembra esserci una chiara visione in Italia che la realtà virtuale servirà per testare prodotti, servizi ed esperienze. Le destinazioni turistiche tra tutti, per il 62% dei rispondenti, seguite dal settore alberghiero (47%), Real Estate (51%) e arredamento (55%).
La tecnologia sta rapidamente trasformando il settore viaggi. La realtà virtuale ci permette di “visitare” destinazioni ancora prima di averle raggiunte. Le compagnie aeree possono accogliere i passeggeri ancora prima che abbiano raggiunto l’aeroporto. Può sembrare una cosa molto lontana, ma è più vicina di quanto possa sembrare, e al centro della perfetta esperienza di viaggio c’è la personalizzazione – ciò che la travel industry sta mettendo in atto per fare dei nostri viaggi un’esperienza su misura.
Secondo questo campione dei viaggiatori, la sharing economy non ha ancora avuto un impatto così forte. A dimostrazione, lo studio riporta che solo il 27% degli intervistati vede la sharing economy come un motore di cambiamento per il settore alberghiero, e solo il 22% vede l’impatto nel settore automobilistico e dei trasporti. Questo indica come il viaggiatore italiano stia ancora scoprendo la cosiddetta economia di condivisione.
Una parte considerevole dei viaggiatori italiani si è detto comunque interessato a vari segmenti della sharing economy. Si tratta di una percentuale minore rispetto ad altri paesi, i servizi e i canali tradizionali godono di una solida base di fiducia tra i viaggiatori italiani.