La ripresa dell’economia italiana “è una prospettiva realistica” su cui si può nutrire un “ragionevole, contenuto e sommesso ottimismo”, tale da far prevedere un possibile aumento dell’1,5-2% del Pil per i prossimi dieci anni ed un aumento dell’occupazione di 150-200.000 unità l’anno. Queste le conclusioni del Rapporto del Centro Einaudi sull’economia globale e l’Italia, in collaborazione con Ubi Banca, giunto alla ventesima edizione ed intitolato ‘La ripresa, e se toccasse a noi?’. “Dal 2007 abbiamo perso il 30% degli investimenti, il 9% del Pil e l’8% dei consumi privati – ha detto durante la presentazione il curatore Mario Deaglio – I primi segnali di crescita si sono visti a fine 2014, le famiglie sono uscite dalla trincea, c’è stato un rimbalzo del settore auto, il recupero del turismo e dei mutui immobiliari. Ora bisogna trasformare il rimbalzo in ripresa duratura”. Secondo il Rapporto, “un aumento della domanda interna del 2-2,5%, a nostro avviso ragionevole e sostenibile per un lungo periodo, può portare ad un aumento del Pil dell’1,5-2%. Dieci anni di crescita a questi ritmi, nell’ipotesi di un volume di debito pubblico invariato, portano ad una discesa del rapporto debito pubblico/Pil dal valore attuale di 135 a valori inferiori a 120 ed il rapporto deficit/Pil potrebbe scendere sotto al 2%”. Come conseguenza, prosegue il Rapporto del Centro Einaudi, si potrebbe mettere in conto un aumento di occupazione “buona”, legata all’aumento della produttività, di 150-200.000 occupati l’anno. “Un cammino lungo – è il commento – senza la possibilità di sfondare, ma con la necessità di perseverare”. Proprio la perseveranza dovrebbe portare ad un’accelerazione progressiva del tasso di crescita “per il diffondersi di un clima di fiducia tra famiglie ed imprese, ad un miglioramento delle finanze familiari ed imprenditoriali, ad un volume di spesa per consumi sostenuto da redditi di valore che riprendono a salire”. Il futuro possibile così delineato può diventare un futuro probabile ma “dipende largamente da noi, dalle decisioni di politica economica alla politica familiare delle spese e dei risparmi, dalle scelte esistenziali dei giovani tra lo studio ed il non studio. Occorre inoltre che non succedano disastri a livello di economia globale, di società europea, di assetto climatico”. Secondo Deaglio, il Jobs Act del governo Renzi è stato proprio “costruito per creare un’atmosfera positiva tra i lavoratori che diventano a tempo indeterminato. Fa arrivare alle famiglie il messaggio che l’orizzonte è stabile, che non si vive più alla giornata. Mi sembra una mossa intellettualmente acuta, dà uno stimolo”.
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