Il turismo in Italia continua a crescere, ma gli introiti vanno ai colossi stranieri. Lo riferisce Adnkronos che riporta quanto emerge da un’indagine di ItalyXP.com, marketplace italiano specializzato nella promozione e commercializzazione online di servizi turistici. I numeri registrati nel 2015 parlano chiaro: più di 10.000 clienti serviti provenienti da oltre 100 paesi diversi, con risultati molto interessanti sui clienti a lungo raggio (Usa, Australia, Nuova Zelanda, India e Canada).
Il business del turismo italiano, però, è appannaggio delle Ota (online travel agencies), i grandi portali di prenotazione che promuovono l’offerta turistica italiana e che almeno un turista su tre visita prima di programmare un viaggio. Le più importanti sono tutte straniere: Expedia, Hotels.com, Booking.com, Trivago, e TripAdvisor. Un oligopolio di fatto che gli operatori italiani stanno cercando di fronteggiare con una maggiore conoscenza del territorio, dei clienti e delle tradizioni culturali.
Ci sta riuscendo ItalyXP, che in due anni di attività si è confermato come punto di riferimento per il turismo esperienziale in Italia.
Come emerge da uno studio condotto da TripAdvisor per il monitoraggio dei trend turistici, risulta evidente che i turisti non si accontentano più, vogliono vivere delle esperienze durante i loro viaggi. Su più di 50.000 viaggiatori intervistati, il 71% ha dichiarato di voler partire per ‘allargare i propri orizzonti’, il 55% per ‘cercare esperienze uniche e interessanti’, il 44% per ‘arricchire le proprie conoscenze culturali’, mentre il 36% vuole ‘calarsi nella cultura locale’.
Così, ItalyXP.com per il 2016 prevede un ampliamento dell’offerta arrivando a superare le 1.000 offerte disponibili sul sito (erano 650 nel 2014), aprendo anche a nuove destinazioni come Sicilia, Bologna ed Emilia, Verona e Lago di Garda, Sardegna, Genova e Liguria, Torino e Piemonte. La versione appena rilasciata di ItalyXP.com in spagnolo permetterà di raggiungere anche i mercati ispanici (America Latina, Argentina, Sud America e Spagna) e quel 20% di statunitensi di madrelingua spagnola.
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