Cambia il vento ad Ischia. In ambito ricettivo, infatti, si è capito che il low cost porta presenze ma non introiti, non guadagni e solo liquidità utile agli istituti di credito soprattutto nel periodo invernale, quando le presenze turistiche sono scarse ed il ricorso al prezzo basso è martellante per garantirsi presenze alberghiere e per questo hanno deciso di cambiare rotta. Per decidere il da farsi si è riunito il gotha dell’imprenditoria alberghiera isolana: Franco Di Costanzo, in rappresentanza della Dicohotels, Isidoro Di Meglio, responsabile marketing, e Salvatore Di Meglio per la Dimhotels, Luciano Bazzoli ed un’altra decina di albergatori tra i più importanti dell’isola. La decisione è pressocché unanime: la creazione di un vero e proprio cartello in grado di cominciare seriamente a combattere il low cost. Il primo punto di partenza è eliminare dalle strutture di queste catene la pensione completa. Tutti hanno cominciato a praticarla, spesso con bevande incluse, col risultato che la politica al ribasso è diventata micidiale. Questo non ha creato soltanto problemi agli alberghi, ridottisi a vendere a prezzi bassi il loro prodotto, ma ha anche impoverito il territorio, impedendo ad attività di ristorazione, pub ed american bar di poter trarre linfa vitale per il proprio sostentamento. Si è discusso anche di prezzi e delle tariffe da praticare, convenendo che non dovranno in ogni caso scendere oltre un tetto minimo con l’intento dichiarato non soltanto di aumentare il target turistico di Ischia, ma anche i propri introiti. “Abbiamo 36.000 posti letto da riempire sull’isola d’Ischia – ha detto Di Costanzo – Non sono pochi e non si può assolutamente proseguire con la politica del low cost, ma siamo consapevoli che dobbiamo comunque rilanciare il prodotto Ischia offrendo qualità e servizi. Con il low cost non faremmo altro che continuare ad impoverirci tutti, a partire dal territorio”.
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