In viaggio con lo Specialista: Yunnan, India Centrale e Albania

giornaledelturismo_levi-cinaL’antica Cina degli sciamani raccontata dal sinologo, le meraviglie artistiche e spirituali dell’India Centrale svelate dall’indologo, le vestigia storiche dell’Albania illustrate dall’archeologo. Viaggiare con lo Specialista significa apprendere di guerre, dinastie, invasioni, culture, tradizioni e splendori del passato, collocando le singole realtà visitate nel quadro generale dell’evoluzione della civiltà umana. Ecco le proposte di Viaggi Levi.
Indubbiamente una delle destinazioni più affascinanti della Cina, lo Yunnan è caratterizzato da un’estrema ricchezza paesaggistica e da una notevole varietà etnica. La provincia è inoltre celebre per il clima mite di cui gode tutto l’anno: il suo nome significa infatti “a sud delle nuvole” e il capoluogo, Kunming, è soprannominato “città dell’eterna primavera”. A nord-ovest dello Yunnan, ai piedi dell’Himalaya, a 2.145 metri di altitudine, giace Lijiang, una cittadina che grazie al suggestivo dedalo di vicoletti, canali e ponti viene definita la Venezia d’Oriente, e nel 1997 venne riconosciuta Patrimonio UNESCO. Il viaggiatore rimane incantato dalla raffinata bellezza architettonica, esaltata anche dalle splendide montagne tra cui la città giace, che rimanda l’immaginazione alla sospirata Cina di un tempo. Le strette vie seguono la morfologia dei monti e delle acque, e sono pavimentate con lastre di pietra rossa. I motivi decorativi incisi sulle pietre, molto naturali ed eleganti, rendono più bello l’ambiente urbano. Sopra il fiume Yuhei, il “Fiume di Giada”, si ergono oltre 350 ponti di vario tipo: a galleria, ad arco, in pietra e legno, tutti con una storia di 400-500 anni. Fin dai tempi antichi la città fu la residenza dell’etnia Naxi e della cultura Dongba, il cui termine significa “colui che canta le scritture nei villaggi montani”, inteso nell’accezione di “sciamano”.
Dichiarate Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1983, le grotte buddhiste di Ajanta risalgono al periodo compreso tra il 200 a.C. e il 650 d.C. e possono essere definite il Louvre dell’India centrale. Le 30 grotte sono scavate nel ripido versante di un dirupo a forma di ferro di cavallo che precipita sul fiume Waghore. Di particolare interesse sono i dipinti, eseguiti mediante l’utilizzo di pigmenti miscelati a colle animali e resine vegetali, in modo da poter essere applicati sulla superficie asciutta. Le gotte di Ajanta furono abbandonate e dimenticate fino al 1819, anno in cui un gruppo di inglesi le scoprì casualmente durante una battuta di caccia. L’isolamento ha contribuito a preservare fino ai nostri giorni, in ottimo stato di conservazione, le magnifiche pitture e le decorazioni scultoree che adornano le grotte. Altro fiore all’occhiello della regione sono le grotte di Ellora, anch’esse Patrimonio UNESCO. Per cinque secoli generazioni di monaci buddhisti, hinduisti e jainisti, scavarono monasteri, cappelle e templi sul fianco di una scarpata lunga 2 km, decorandoli con innumerevoli immagini di rara bellezza. Il sito comprende in totale 34 grotte: 12 buddhiste (600-800 d.C.), 17 hindu (600-900 d.C.) e 5 jainiste (800-1000 d.C.). Ellora testimonia la rinascita dell’hinduismo sotto le dinastie Chalukya e Rashtrakuta, il conseguente declino del buddhismo indiano e il breve ritorno del jainismo sotto il patrocinio di signori locali. La coesistenza, in un unico luogo, delle tre grandi religioni dell’India lascia supporre un lungo periodo di tolleranza religiosa.
Nonostante la vicinanza geografica e gli antichi legami storici, l’Albania è un paese poco familiare agli italiani. Il nostro sapiente archeologo vi condurrà alla scoperta di un paese estremamente interessante, che offre splendidi siti archeologici, centri storici d’impronta ottomana riconosciuti Patrimonio UNESCO, paesaggi marini e montani di rara bellezza e una capitale che, a ragione, potrebbe essere definita la “Piccola Roma”. Su uno sperone di roccia sulla valle del fiume Drinos, nell’Albania meridionale, giace l’antica città di Gjirocastra. Il nome greco della città, Argyrokastro, significa “castello d’argento” e prende dunque il nome dalla sua incredibile fortezza, indubbiamente l’elemento più caratteristico della città. La sua costruzione ebbe inizio nel VI secolo e nel corso del tempo questa imponente struttura fu usata come prigione da re Zog I, dai nazisti e infine dai comunisti fino al 1971. La fortezza ospita magnifiche gallerie, coperte con volte a botte. Gjirokastra diede inoltre i natali all’ex dittatore Enver Hoxha, che le concesse lo status di città-museo, in virtù del quale la città ottenne ogni cura per conservare la sua architettura tradizionale guadagnandosi così l’iscrizione al Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2005.