Il tempo stringe per Alitalia, che attraversa giornate cruciali. Oggi, infatti, si riunisce il consiglio di amministrazione per fare il punto sulla manovra da 455 milioni decisa dal board il 26 settembre. Forse già lunedì, inoltre, ci dovrebbe essere un nuovo incontro alla presidenza del consiglio con i principali attori della vicenda. Il tema è sempre il medesimo, la grave crisi di liquidità che non garantirebbe il pagamento degli stipendi dei 14 mila dipendenti e dei fornitori (124 milioni ad Aeroporti di Roma e quasi 30 all’Eni per il carburante). Le perdite del primo semestre hanno portato poi il patrimonio consolidato in negativo: -93 milioni. Serve una soluzione di sistema che coinvolga gli azionisti, le banche, i creditori ed il governo. Giovedì 26 settembre, il consiglio d’amministrazione ha chiesto un apporto di 155 milioni: un aumento di capitale di 100 milioni e la sottoscrizione dei 55 milioni del prestito degli azionisti non ancora versato. La decisione, che sarà sottoposta al vaglio dell’assemblea del 14 ottobre, è stata bocciata da Air France-KLM, che detiene il 25% del capitale e vorrebbe un aumento di capitale più rilevante, accompagnato da tagli all’organico ed alla flotta e a una ristrutturazione del debito. Inoltre pare che i franco-olandesi non vogliano sottoscrivere la quota dei 55 milioni di euro del prestito soci già sottoscritto a marzo. Quanto agli azionisti italiani, solo una parte può o vuole rimettere mano al portafoglio. Sul fronte del debito bancario, si parla di 577 milioni, dei quali 243 in scadenza a breve. Unicredit sarebbe esposta per 180 milioni, Intesa Sanpaolo per poco meno di 100, mentre la Popolare di Sondrio vanterebbe 90 milioni di crediti ed altri 70 il Monte dei Paschi. Va ricordato il ruolo particolare di Intesa Sanpaolo, che è anche titolare dell’8,85% del capitale di Alitalia.
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