Federviaggio, con aumento delle tasse aeroportuali a rischio lo sviluppo del turismo

Luca Patane“L’incremento delle cosiddette tasse aeroportuali introdotto tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 dal governo porterà le tariffe italiane al di sopra della media europea. Questo creerà un danno all’intero settore del turismo. E’ l’ennesima goccia di uno stillicidio di tasse e balzelli, dall’imposta di soggiorno ai ticket di ingresso dei bus turistici, ed ha già pesantemente compromesso la competitività della nostra offerta turistica”. Lo ha dichiarato Luca Patanè, presidente di Federviaggio. Dai calcoli effettuati dall’Ufficio Studi Federviaggio prendendo in esame l’indagine di Assaereo emerge, infatti, che l’aumento dei livelli tariffari previsti per gli aeroporti di Milano e Roma porta i due principali scali italiani ad avere le spese aeroportuali tra le più elevate in Europa. I dati forniti su questo tema da Assaereo, che analizzano le spese aeroportuali nei principali scali europei nel 2011, evidenziano come l’aeroporto di Madrid e Barcellona si posizionavano notevolmente sotto la media europea giustificando quindi l’incremento delle “tasse” introdotto dalle autorità spagnole nel 2012, mentre gli scali italiani di Malpensa e Fiumicino si attestavano già nel 2011 sopra la media europea per Malpensa e leggermente sotto per Fiumicino. L’aumento di 8 euro per passeggero per i voli a medio raggio e di oltre 11 euro per i voli a lungo raggio già approvati per l’aeroporto di Roma Fiumicino, portano oggi lo scalo romano ad avere livelli di spese aeroportuali tra le più elevate di tutta Europa. Lo studio condotto da Federviaggio sui dati forniti da Assaereo, ha calcolato l’ammontare dei livelli di spese aeroportuali da sostenere sullo scalo di Fiumicino che con questi aumenti risultano di circa 4.000 euro per i voli a medio raggio e circa 7.000 euro per quelli a lungo raggio. “Incrementi molto ingenti e che se non regolati in maniera opportuna rischiano di diventare solo un ulteriore peso a carico del viaggiatore – prosegue Patanè – I ricavi ottenuti da questo introito dovrebbero tradursi in investimenti per incrementare la capacità di un determinato scalo e per  migliorarne i servizi. Il rischio invece è che rappresentino un danno serio per una componente fondamentale del business turistico e per la competitività dell’offerta turistica italiana rispetto agli altri paesi. Già oggi, infatti, al tema del peso economico di queste forme di tassazione occulta su ogni passaggio produttivo del servizio turistico, si unisce quello della non chiara destinazione a fini turistici del gettito che ne consegue. E’ la conseguenza della frammentazione delle competenze e di una visione non economica del turismo che non è più accettabile. A tutto questo – conclude Patanè – noi Federviaggio, in rappresentanza degli operatori del settore, intendiamo opporci con tutte le  nostre forze”.