Bentornato Gian Marco!

Il TTG Travel Experience accoglierà domani un ministro che arriva dal mondo del Turismo e che illustra sul numero di ottobre del  nostro giornale la sua road map che parla del nuovo ruolo di ‘Casa del Turismo’ per ENIT, della lotta all’abusivismo, di accordi con le Ota, revisione delle stelle degli hotel, di un ‘Piano Italia’ trasversale, che coinvolga le eccellenze del made in Italy, creando una sinergia virtuosa con l’agricoltura. E la promessa che il ministero sarà un punto di riferimento anche per gli operatori dell’outgoing

Per tanti anni il mondo dell’imprenditoria turistica ha criticato, nella loro composizione, i vari Governi che si sono succeduti, per le scelte del responsabile del Ministero per il Turismo o della relativa delega nell’assenza di un dicastero apposito. Si è privilegiata la via della politica (fra gli ultimi la Brambilla e Franceschini) o comunque di un manager di altri settori, prestato nell’occasione alla politica (Gnudi e Bray che è stato comunque anche parlamentare per un breve periodo).

Con Gian Marco Centinaio si è scelta una via di mezzo: un politico con esperienza nel settore. Esperienze importanti come quella, per esempio, in Club Med. Potremmo dire quindi che finalmente un addetto ai lavori va ad occupare la casella giusta, sia pure in assenza del ministero del Turismo ma con la delega che, come si sa, è stata accorpata a quelle comprese nel Ministero delle Politiche Agricole.

Il primo importante appuntamento di settore per Centinaio, ministro in quota Lega, sarà quello con il TTG Travel Experience di Rimini. L’occasione per fare il punto sulla stagione ma soprattutto sulla road map del ministro di Pavia che nell’occasione probabilmente ritroverà e rivedrà tanti vecchi compagni di viaggio.

Prima volta ad una importante fiera del turismo in veste di ministro per lei che è stato anche un addetto ai lavori ed a cui, quindi, finalmente, non va spiegato cosa rappresenta una fiera. Con quali occhi affronterà la platea? Solo quelli del politico, e quindi del ministro, o riuscirà a calarsi anche nei panni del tour operator o comunque del manager che deve programmare il futuro dell’azienda?

Affronterò questa importante platea con grande senso di responsabilità in mezzo ai colleghi di sempre dagli operatori alle associazioni di categoria. In quanto responsabile del dicastero del turismo mi impegnerò per costruire un dialogo continuo tra chi deve gestire la promozione turistica e chi deve agire anche a sostegno di tutte le imprese del settore. Questo dialogo sarà il cardine della mia operatività di Governo, incentrato sui temi più urgenti cosi come su visioni di lungo periodo.

Lei gioca praticamente in casa. Quanti vantaggi darà al settore il fatto che nella stanza dei bottoni sia approdato un vecchio ‘compagno di squadra’?

Un ‘compagno di squadra’ e soprattutto un loro collega. Il mondo del turismo ha chiesto che finalmente ci fosse qualcuno competente del settore, in grado di saper interpretare le esigenze e le problematiche presenti nelle filiera e le ricadute che esso genera per provare a invertire la rotta e finalmente questo governo glielo ha dato.

Ora bisogna cominciare a correre. Oggi l’Italia è la quinta potenza turistica nel mondo ma dobbiamo crescere e scalare questa classifica. Se siamo solo quinti, qualcosa non funziona nella promozione e nella considerazione che hanno i turisti di noi.

Dalla stagione che va a chiudersi arrivano indicazioni contrastanti. C’è chi ritiene che i risultati non siano stati in linea con le aspettative e che l’Italia rischi di perdere appeal a favore di destinazioni riemergenti o nuove. Lei quest’anno è salito su un treno in corsa e quindi l’azione del suo ministero potrà essere più incisiva a partire dalle stagioni a venire. In una recente intervista però, Flavio Briatore sostiene che “anche se sei un bravo ministro, in Italia non puoi incidere perché a decidere sono le regioni, ciascuna con le proprie leggine che invece di promuoverli, in realtà condannano i propri territori”. Lei cosa ne pensa? E quali strategie immagina per quanto riguarda la promozione, dal ruolo dell’Enit a quello, appunto, delle Regioni?

 Come ho spesso evidenziato, l’Enit deve tornare ad assolvere il suo compito: promozione turistica dell’Italia nel mondo. Per questo motivo dovrà diventare la Casa del Turismo, dovrà essere il centro di una strategia focalizzata, in grado di fornire un piano strategico coerente, sviluppare una strategia prodotto, attivare sinergie territoriali in pieno supporto alle autonomie regionali. Il tutto in un’ottica di brand nazionale che va affrontata una volta per tutte. Se è vero, infatti, che l’Italia è il prodotto delle sue diversità, è altrettanto vero che la costruzione del brand deve essere quanto più condivisa possibile. Comunicare con gli strumenti che abbiamo a disposizione ora nel mondo richiede regole chiare e messaggi condivisi.
Rilevante sarà il dialogo con le autonomie regionali.  Le strategie sono importanti, specie in questa nuova fase, ma altrettanto importanti sono le azioni operative che ne conseguono. Azioni concrete, fatte di risultati misurabili, espressione di una nuova politica del turismo improntata all’efficacia ma anche all’efficienza, che faccia del dialogo tra pubblico e privato il suo strumento quotidiano.

Ci può disegnare la road map per i prossimi mesi? Quali saranno i punti principali su cui intende intervenire?

La road map scorre a gran velocità e il piano di azione è davvero ampio. Fondamentale sarà la lotta senza quartiere all’abusivismo, accordi con le Ota, revisione delle stelle degli hotel, collaborazione con le Regioni, rimodulazione della tassa di giorno, che deve essere trasformata in tassa di scopo, ma non per risanare i debiti dei Comuni, bensì per creare budget importanti per la promozione dei territori.

Intendo rilanciare un ‘Piano Italia’ trasversale, che coinvolga le eccellenze del made in Italy, creando una sinergia virtuosa con l’agricoltura.

Enit, nella sua strategia, dovrà essere in grado di indicare ed analizzare al meglio i mercati obiettivo, contribuendo allo sviluppo delle destinazioni turistiche del nostro Paese.

Inoltre, sarà mio preciso impegno sviluppare una serie di azioni che favoriscano la realizzazione di un sistema turistico Paese in grado di accogliere e ospitare tutti.  L’accessibilità è un concetto di ampio respiro ma che per me ha una grandissima importanza: tutti i turisti anche con disabilità e con esigenze specifiche hanno diritto all’inclusione, alla partecipazione, al comfort, al divertimento, alla sicurezza e soprattutto all’informazione.

Infine, ho intenzione di impegnarmi nella sistematizzazione della gestione dei dati nazionali e nella tutela delle professioni come le guide turistiche. L’obiettivo è quello di lavorare tanto e bene, affiancandomi persone competenti, prese perché capaci e non perché miei amici.

Dal turismo in entrata a quello in uscita: le aziende dell’outgoing hanno accusato in passato di essere ignorate dai vari ministri che si sono succeduti, preoccupati soprattutto dal pensiero di far arrivare turisti in Italia. Pensa di poter costruire con loro il rapporto che è mancato e poter rispondere a istanze che conosce bene anche lei che è stato un loro collega? C’è già qualcosa che si muove in questo senso?

Il Mipaaft svolgerà la propria azione di supporto e aiuto nei confronti delle aziende di incoming e outgoing. Sono consapevole che ci sono molte aziende del settore che lavorano su altri versanti che non sono prettamente ricettivi. Il turismo outgoing dà lavoro agli italiani tanto quanto l’inbound, dà reddito e ha bisogno di un punto di riferimento governativo.