“Ci uniamo alle richieste di chi crede che una fusione dell’Enit con l’Ice sia l’unica strada veloce ed efficiente per far ripartire la promozione del turismo, mantenendola nell’ambito pubblico a cui per sua natura appartiene. Il Governo non si lasci sfuggire l’occasione di cambiare passo e sbloccare le attività di promozione del turismo, settore vitale per l’economia nazionale, che vede oggi gli inizi di una ripresa”. Si chiude così il comunicato di Cida, Federazione dei dirigenti della Funzione pubblica. “Lo Statuto del nuovo Enit, già modificato una volta in dicembre perché quello deliberato ad ottobre dal Commissario straordinario era stato ritenuto insoddisfacente, è stato respinto dalla Corte dei conti perché introduceva norme di spesa aggiuntiva e ingiustificata. Non sembra esserci la giusta attenzione ai costi: si vuole risparmiare, purtroppo, sulla promozione all’estero, dove gli uffici sono stati lasciati senza direzione, ma si prevedeva l’assegnazione di consulenze e la creazione di sub commissari. Dopo l’intervento della Corte – continua il comunicato – questi passaggi sono stati eliminati, ma restano indicativi di un modo di considerare l’Enit troppo poco attento alla sua natura comunque pubblica; non va dimenticato, infatti, che anche se trasformato in ente pubblico economico, l’Enit opera sempre con i soldi dei contribuenti. Purtroppo, nel settore del turismo le esperienze precedenti di società private, ma di proprietà pubblica, e vigilate dal Ministero via via responsabile per il turismo, non sono state felici. Promuovitalia e Convention Bureau dopo pochi anni sono state messe in liquidazione. Nulla assicura
che un Enit privatizzato non segua le stesse orme e queste scelte un po’ spregiudicate, per fortuna evidenziate dalla Corte, lo lasciano temere. Dopo un anno dall’entrata in vigore del D.L. 83/14 – il decreto è del 31 maggio 2014 – si vive una situazione di stallo. Non esiste una nuova struttura – rimarca il comunicato – mentre quella esistente langue nell’attesa della trasformazione. Che, però, appare lontana. Manca la riorganizzazione, manca una decisione sulla sorte del personale, mancano procedure di mobilità. Se in un anno è stato fatto così poco, quanto ci vorrà perché il nuovo Enit entri a regime? Quanto dovranno attendere le imprese del turismo, che chiedono a gran voce di far presto, perché l’Enit ricominci a promuovere il turismo nel mondo? Bisogna far presto, ma la strada scelta non appare la più veloce. Come lo Statuto non è ancora esecutivo, così ciascuno di questi atti, che avrebbero dovuto essere completati entro novembre 2014, potrebbe tardare mesi. Spetta al Governo garantire un’efficace
soluzione del problema, ma tra ripensamenti e difficoltà è passato un anno senza frutto”.
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