L’Egitto ipotizza di privatizzare piramidi e Sfinge per fare cassa

PiramidiLa notizia, riportata da Corriere.it, è per ora solo un’ipotesi, ma è di certo destinata a far discutere. Secondo quanto racconta ‘Al Arabiya’, infatti, l’Egitto potrebbe presto privatizzare pro-tempore piramidi e Sfinge. Secondo i calcoli, la mossa porterebbe nelle casse egiziane 200 miliardi di dollari, cifra che estinguerebbe il debito del Paese. Adel Abdel Sattar, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, ha in questi giorni confermato che la proposta è effettivamente stata formulata dal governo. Si tratterebbe di dare in concessione a soggetti stranieri, ad esempio a tour operator internazionali, alcuni dei ‘gioielli di famiglia’ dello Stato egiziano: le piramidi di Giza, la Sfinge e le aree templari di Abu Simbel e di Luxor. Secondo alcune indiscrezioni cui fa riferimento la tv satellitare ‘Al Arabiya’, il Qatar, tra i primi sostenitori della rivolta contro l’ex rais Hosni Mubarak deposto dopo le rivolte di piazza del 2011, avrebbe già espresso il suo interesse a prendere in gestione i più importanti siti archeologici egiziani per un periodo minimo di cinque anni. Per ora Abdel Sattar ha confermato solo l’esistenza della proposta del governo, mentre ha negato che il Qatar o altri ricchi stati del Golfo siano già coinvolti nella vicenda. Il responsabile delle antichità egizie ha spiegato che la proposta gli è stata girata dal ministero delle Finanze e che il suo autore sarebbe l’intellettuale egiziano Abdallah Mahfouz. Al momento la proposta non sembra per ora aver raccolto grandi consensi e lo stesso Abdel Sattar ha espresso la sua contrarietà. Anzi di più: il ministero per le Antichità ha espresso un parere legale contrario. La crisi economica, però, continua a mordere e, in assenza di stabilità politica e di ricette economiche credibili, quella delle attrazioni turistiche e culturali potrebbe essere l’ultima carta da giocare.